Uomini e donne come noi
Ora che le salme sono ricomposte, i momenti di lutto fissati e un po’ di storie raccontate, dovremmo avere l’umiltà di riconoscere i ragazzi di Crans-Montana come persone.
Dovremmo, insomma, dismettere quella postura fastidiosa che li relega, per età, a soggetti incompleti, senza esperienza, dei “non ancora” uomini e delle “non ancora” donne.
La nostra stopposa retorica di “arrivati” - ma in realtà solo più vecchi - non ci ha permesso di leggere la dinamica della tragedia. Abbiamo trasformato delle persone di giovane età in complici della loro morte, che, invece, è sempre più evidente figlia della fame di denaro e del far denaro che la nostra generazione - di vecchi - se non ha costruito, ha per lo meno tollerato.
Noi non sappiamo, e probabilmente mai sapremo, cosa sia accaduto davvero dentro quel locale quando si è trasformato in imprevedibile inferno. Alcune storie però si sono via via definite e, guarda caso, sono storie di eroismo.
Persone - giovani di età - che sono tornate tra le fiamme a salvare, consapevoli del rischio del salvare e spesso vittime di quel loro atto di profondo altruismo.
Non saranno stati tutti eroi, non lo siamo mai tutti. Però questo non giustifica nessuno alla colpevolizzazione delle vittime. Qualsiasi cosa loro abbiano fatto, dovremmo confessare, con autenticità, che anche noi l’avremmo fatta. Forse la più eroica, sicuramente la più vile.
Dobbiamo inchinarci ai ragazzi di Crans-Montana: uomini e donne il cui aver finito la corsa prima di noi, di noi certo non li rende peggiori. Uomini e donne come noi.
Diario Quotidiano - giorno 6, anno VI



