Una rapina olimpica
A poche ore dalla cerimonia di chiusura dei Giochi invernali, è tempo di fare i conti... non solo delle medaglie.
Le Olimpiadi, comprese quelle invernali, sono come Sanremo. Quel che cambia è che in un caso gareggiano atleti, nell’altro cantanti. Quel che non cambia è che entrambi sono eventi messi in piedi per far soldi, dané, money.
Se vi dicessi che Sanremo costa allo Stato, cioè a noi, un miliardo di euro, vi scandalizzereste. Tranquilli non è così.
Se vi dicessi che le Olimpiadi invernali Milano-Cortina sono costate allo Stato italiano, cioè a noi, ben più di sei miliardi di euro, giustamente vi scandalizzereste. Bene sappiate che è andata proprio così.
L’organizzazione dell’evento doveva costare un miliardo e mezzo di euro, soldi che dovevano arrivare per un terzo dal CIO, per un altro terzo dagli sponsor e per un terzo dai biglietti.
Gli sponsor sono stati soprattutto le aziende controllate dallo Stato (compresa inspiegabilmente Leonardo SPA). Mezzo miliardo lo ha messo il governo Meloni. Quanto ai biglietti, se non arriveranno tutti i soldi, c’è una sorta di fideiussione delle regioni Lombardia e Veneto per una cifra non lontana dal mezzo miliardo.
E questi sono i primi due miliardi. Quelli dell’organizzazione. A questi se ne aggiungono quattro, tendenti al cinque, per le opere infrastrutturali. Alcune necessarie alle Olimpiadi e altre assolutamente no. Non lo dico io, ma il fatto che la stragrande maggioranza delle cosiddette “opere olimpiche” non ha neppure visto la posa della prima pietra. Tant’è che da cronoprogramma molte saranno realizzate per il 2032. Le altre da qui a cinque anni. Imbarazzante!
Però è peggio quel che è stato fatto, perché è stato realizzato con il solito corollario di denaro pubblico, con costi lievitati in maniera surreale, con progetti cambiati in itinere e tutto il malcostume italiano.
Due esempi. Il Villaggio Olimpico di Milano è stato privato della parte mitigatoria dell’intervento. I casermoni diventeranno uno studentato: in pochissima parte stanze a prezzi calmierati, in gran parte speculazione abitativa sui “ricchi” universitari che lì andranno a vivere a quasi mille euro al mese.
Il palazzetto dello sport di Rogoredo ovvero Santa Giulia non è sostanzialmente omologato per l’hockey: si può usare solo in deroga. Perché? Perché è stato costruito per fare concerti, altro che struttura sportiva per la città.
La lista di scempi e sprechi è lunga, lunga ben più di sei miliardi di euro. Un record molto più ricco dell’eccezionale medagliere italiano, utile distrattore da una cosa che in gergo andrebbe chiamata rapina.
Sapete, curiosamente, questa cifra uguale a cos’è? All’incremento di tasse deciso dal governo Meloni nell’ultima finanziaria. Soldi andati a un evento privato e che privati ha arricchito. Soldi che potevano essere risparmiati, soldi che potevano a pubbliche emergenze servire.




E che c’è di nuovo… tutto regolare. Gli utili a loro e i debiti a noi. E avanti Savoia.