Tremila palestinesi sono evaporati
Nel flusso eterno e interminabile di notizie ce ne sono alcune - almeno a me capita così - che ti rimangono addosso. Restano lì e speri sempre che non siano vere. Poi te le ripetono e vai a fare verifiche, ma sempre nella speranza che non siano vere.
Il titolo è questo: “A Gaza tremila palestinesi sono evaporati”. Per evitare equivoci, “evaporati” vuol dire “evaporati”, non “scomparsi” o “spariti”. Vuol dire proprio che sono diventati polvere. Polvere tra le macerie.
Mi spiego meglio. Diecimila sono i dispersi. Di questi settemila sono rimasti sotto le macerie e i loro corpi sono mischiati inesorabilmente ai palazzi crollati, ai mattoni, al cemento armato, ai resti di guerra.
Di tremila invece i corpi sono stati ridotti a sabbia dall’alta temperatura delle esplosioni, dal forte impatto delle “bunker buster”.
Sostanzialmente si tratta di ordigni che pesano nove quintali e che sono pensati per distruggere metri e metri di cemento armato. Si chiamano Mk84 e sono equipaggiate con kit di guida Joint Direct Attack Munition: in buona sostanza vengono puntate su un obiettivo e, una volta sganciate da un aereo, in un modo o nell’altro lo raggiungono. Margine di errore: cinque metri.
In realtà, non occorrerebbe neppure fossero così precise, nel senso che il loro raggio di frammentazione letale è di un po’ più di 300 metri. Succede così, l’involucro d’acciaio si frantuma in migliaia di lame di metallo sparate a 2 mila metri al secondo. Cioè tre volte la velocità che raggiunge un proiettile sparato da un kalasnikoff.
Ma è nei primi cinquanta metri dal punto d’impatto che i corpi “evaporano”: nei primi venti metri per il calore sprigionato (circa 3 mila gradi), per i restanti trenta metri è invece la pressione dell’onda d’urto a far esplodere i corpi, a lacerarne i tessuti in micro-pezzettini.
La domanda che sono sicuro anche voi vi starete facendo è: «Ma armi del genere si possono usare? Si potevano usare a Gaza?».
La risposta è in una cosa che si chiama EWIPA che dal 2022 regola l’uso di armi del genere nelle aree urbane e sostanzialmente l’uso vieta. È un trattato che l’Italia ha firmato tra le prime e così hanno fatto Francia, Germania, Spagna, Belgio, Olanda, Irlanda e altri 88 paesi.
Tra i non firmatari eccellenti ci sono Russia, Cina, Stati Uniti e Israele.
È interessante notare che questi ordigni sono prodotti, per quanto si tratta dei sistemi di guida dalle statunitensi Boeing e Honeywell e Textron. Per quanto riguarda la bomba in sé, dalla statunitense General Dynamics e dall’israeliana Elbit Systems. Produzione recente, quest’ultima, nata dall’esigenza di ovviare a eventuali embarghi internazionali.
Se siete preoccupati per l’Italia, tranquilli: non produciamo nulla di quest’arma, però attraverso Leonardo SPA forniamo componenti essenziali per i caccia F-35, F-16 e F-15 che queste robe mostruose sganciano.
In Sardegna poi, ma sotto la firma tedesca della Rheinmetall, viene costruita la scocca.
Avevate paura ne uscissimo puliti, invece no: c’è anche un po’ di made in Italy nella tecnologia di guerra che ha fatto evaporare esseri umani.



