Sul referendum Gratteri ha ragione
Il procuratore di Napoli ha ragione, per il sì al referendum ci sono in prima fila indagate e indagati e qualche condannato
Indagati, inquisiti e massoni deviati voteranno “sì” al referendum? Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri è convinto che sarà così e, a rigor di logica, ha ragione.
Se uno è infatti sotto la lente della magistratura e sa di essere prossimo a una condanna (perché consapevole della sua inequivocabile colpevolezza), sarebbe un folle a non tentarle tutte per evitarsi il carcere o quel che è.
Mi spiego meglio: se sei un serial killer di prossima e sicura condanna alla sedia elettrica negli Stati Uniti, speri - ed è sostanzialmente l’unica speranza che hai - che venga abolita la pena capitale e, se ci fosse un referendum per abolirla e tu potessi votare, voteresti per l’abolizione.
Si obietterà che la riforma costituzionale in tema di giustizia non è paragonabile all’esempio che ho fatto, ma nella realtà sappiamo tutti che lo è eccome e lo è da sempre.
Fabrizio De André la mise in poesia con quelle sue rime: «Ascolta, una volta un giudice come me giudicò chi gli aveva dettato la legge: prima cambiarono il giudice e subito dopo la legge». E la “riforma” meloniana altro non fa che cambiare tutti i giudici inquirenti - cambiarne la condotta - e lo fa cambiando un dettato costituzionale. Cioè, provandoci.
Ma se fin qui siamo alla teoria tutta da provare, poi c’è la realtà. La realtà ci dice che ad oggi sono indagati la Ministra del Turismo Daniela Santanchè per falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dell’INPS; il Ministro delle Infrastrutture e vicepremier Matteo Salvini per sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio; il Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro per rivelazione di segreto d’ufficio; la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il Ministro della Giustizia Carlo Nordio per favoreggiamento e peculato.
Costoro e con loro molti altri inquisiti e condannati esponenti politici del centrodestra hanno pubblicamente dichiarato che voteranno sì al referendum costituzionale di riforma della giustizia. Quindi ha ragione il procuratore di Napoli Nicola Gratteri: per il sì voteranno un sacco di brave persone, ma non saranno in ottima compagnia.




Quella che il governo ha varato, sotto mentite spoglie, è una riforma della magistratura, dove il potere esecutivo, attraverso il potere legislativo vuole controllare il potere giudiziario per garantire spazi sempre più ampi di impunità alla politica e più in generale di creare un vero e proprio scudo di protezione per i potenti, una giustizia a due velocità, indulgente con i potenti e spietata con i comuni cittadini.
Con la scusa di contenere la tendenza della giustizia a invadere il campo della politica, si tenta di ottenere più libertà d’azione e, limitare o condizionare i controlli: insomma, la casta vuole più potere incontrollato.