Stiamo arrivando in Iran, vero?
Non li stiamo prendendo in giro, vero?
Nel senso che quando Donald Trump dice agli iraniani «stiamo arrivando», poi arriviamo davvero: giusto?
Sarebbe un bello scherzetto macabro dire “scendete in piazza e fatevi ammazzare” - «stiamo arrivando» questo vuol dire - e poi non arrivare.
Però qualcuno dirà che Donald Trump non siamo noi, ma sono altri loro. Loro gli iraniani, loro gli statunitensi: ma così non è perché che sia il sequestro di Maduro, il sostenere Netanyahu nella strage dei gazawi, il combattere la Russia di Putin, noi saldi nel fronte occidentale ce ne stiamo, con meloniano scodinzolamento aggiunto.
E sicuramente, perché poi “noi” siamo questa cosa qua, stiamo già pensando all’affare Teheran: petrolio, interessi strategici e geopolitici. L’Impero è questa cosa qua.
Purtroppo storicamente è anche “armiamoci e partite”.
La CBS qualche ora fa ha detto che in ventimila sono già morti protestando in Iran. Sono in ventimila che non ci hanno visto arrivare, ma se lo abbiamo detto, sicuramente vuol dire che stiamo arrivando: vero?





