Sì, io sono quella ragazza di Spezia
Io sto con la ragazza. Intendo quella che sicuramente suo malgrado si è trovata al centro della vicenda dell’accoltellamento fatale di “Abu” al Chiodo di La Spezia.
La giovane donna ha preso e sul suo profilo Instagram ha scritto parole chiare e che andrebbero lette per la forza, il coraggio e la lezione che ci danno. Che danno a noi tutti.
«Chiederei - scrive - di non inventare gossip scherzando sulla morte di un ragazzo».
Ed è una frase che già dice tutto. Noi li chiamiamo “retroscena”, lei li chiama per quel che sono «gossip». Quindi aggiunge quella sferzata, quello «scherzando» che non può che far vergognare chiunque si sia inventato «cazzate».
La parola «cazzate» è lei a usarla e lo fa con durezza quando dice: «Non inventate cazzate su di me».
Possiamo prendere queste parole per sfogo, per una reazione indignata alla pioggia di ricostruzioni e indiscrezioni intorno alla morte di un giovane di diciannove anni.
Oppure, come credo andrebbe fatto, come una lezione che ci viene data da una ragazza di seconda generazione che dal suo telefonino ci spiega che cos’è l’umanità e come la stiamo perdendo.
Che ci spiega che non sono loro, le nuove generazioni, il problema, ma che il problema siamo noi che abbiamo messo in piedi o per lo meno tollerato una società nei fatti disumana.
Talmente disumana da obbligare una giovane donna, a poche ore da una tragedia indicibile, a scrivere, evidentemente esasperata: «sì, sono io la ragazza per cui un ragazzo ha perso la vita stamattina a Spezia».
Silenzio.
Diario Quotidiano - giorno 19, anno VI



