Il silenzio elettorale
Una volta c'era il silenzio elettorale e poi... poi non c'è stato più.
Ve lo ricordate il silenzio? Io me lo ricordo bene. Quando i seggi venivano allestiti era per tutti “zitto e mosca”. Certo c’era il pirla che diceva e quindi faceva eccezione, ma era appunto un pirla e tutti per pirla lo prendevano. Un poverino insomma.
La sacralità del silenzio elettorale ai seggi
Quando si andava verso le sedi dei seggi, c’era una certa qual sacralità. Come in processione si andava. La sola eccezione era nel quotidiano in tasca, che bastava la testata per far sapere come la pensavi. O meglio: come teoricamente la pensavi, perché poi c’era il segreto dell’urna e lì vai a sapere croci o preferenze.
Il segreto dell’urna: tra libertà e ribellione
Quanti uomini dicevano alle donne cosa votare e quante donne altrove votavano. Lo si capiva soprattutto nei piccoli contesti dove sbucavano dei voti inattesi che andavano a violare scontate maggioranze bulgare. Violare la segretezza era inteso criminale, perché sottintendeva voto di scambio, controllo malavitoso e varie altre robe brutte.
L’impatto dei social media sul diritto di voto
Tutto questo è storia antica. I social e prima dei social il web, hanno annullato il religioso silenzio e quanto al voto è ormai tutto un fotografare la propria dichiarazione di preferenza. E speriamo sia solo orgoglio e non un dover mostrare quale croce si è fatta.
Era meglio prima? Non sono ancora così vecchio da dire che una volta… ma sono abbastanza vecchio per ricordare che un po’ le cose sono cambiate.


