Sanremo si è tinta di nero
Il Festival della canzone manda in onda il revisionismo e cerca di riscrivere la Storia a colpi di bianchetto.



Minchia ragazzi, così no. Va bene fare un Sanremo strabico a destra, ma censurare un giornale del 5 giugno del 1946 è surreale.
Eppure al Festival della Canzone anche questo è accaduto. È stata riproposta la famosa prima pagina dell’Unità, il giornale del Partito Comunista Italiano, quella in cui si dava l’annuncio della vittoria della Repubblica sulla Monarchia, e se ne è oscurata la testata.
Insomma la scritta “L’Unità” è stata coperta, sbianchettata, oscurata da una striscia. Non sia mai che l’organo del P.C.I. comparisse nella diretta di Sanremo.
Un tentativo goffo, patetico, marchiano di voler cambiare la Storia. Ma fatto in un modo talmente macroscopico che sarebbe equivalso a togliere da una foto la pipa a Sandro Pertini o il pugno chiuso a Enrico Berlinguer o cancellare la gobba a Giulio Andreotti.
Deluso chi pensava che fosse Andrea Pucci il peggio, fortunatamente evitato, che ci poteva capitare… invece c’è capitata la banalità del male di Hannah Arendt, persone senza dignità che al potente di turno si prostituiscono…
… e con questo ci tocca fare i Conti.


