La pregiudiziale antifascista su Giorgia Meloni
Quando si cambia la Costituzione, conta anche chi tiene il volante.
Comprereste un’auto usata da Giorgia Meloni?
Non entro nel merito della risposta, ma sappiate che Giorgia Meloni non è una manutentrice di automobili e quindi la vostra decisione sull’opportunità dell’acquisto sarebbe su altro basata. È normale sia così. Giusto, non è detto, ma normale sì. E così è normale accada per il referendum sulla riforma costituzionale in materia di Giustizia.
Il merito della riforma e il peso politico di Giorgia Meloni
Attenzione: non è che il merito del quesito su cui andremo a scegliere “sì” o “no” non sia importante, lo è eccome, e la mia decisione di come votare dal merito viene. Ma se nel merito Giorgia Meloni mi avesse convinto — e non mi ha convinto — avrebbe senso essere condizionati dalla provenienza della riforma? Da chi ne è il padre o madre che dir si voglia?
Radici post-fasciste e l’equilibrio dei poteri
Secondo me sì, perché la radice post-fascista di Giorgia Meloni che, oltre che la giustizia vuol cambiare il sistema elettorale, rende attuale quell’adagio che quella volpe di Giulio Andreotti soleva ripetere: «a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina».
In questo caso il “pensar male” è che la modifica costituzionale sul delicato capitolo dell’equilibrio dei poteri renda la nostra Costituzione un po’ meno antifascista.
Perché la Costituzione rischia di essere meno antifascista
Rende il nostro paese un po’ più simile a quello che era prima della Liberazione dal Duce (Benito Mussolini). E sia chiaro: non sono io che tiro fuori antiche categorie politiche, è Giorgia Meloni che tiene ben stretto il simbolo missino (MSI) nel suo simbolo di partito.
È Giorgia Meloni che antifascista proprio non riesce a professarsi. Ed è per questo che io proprio non riesco a pensare che Giorgia Meloni “abbia fatto anche cose giuste”.


