Quel «coglione» di La Russa
Il presidente del Senato, vero uno delle istituzioni, dà del coglione ad un senatore del PD durante un dibattimento.
«Come si chiama quel coglione che continua a urlare?», a chiederlo - la citazione è testuale - è stato quel “gran signore” di Ignazio Benito Maria La Russa.
Ad interim, e già da troppo tempo, presidente del Senato e di conseguenza seconda carica dello Stato.
Questo gergo da bar, ma bar non dei migliori, lo ha usato a Palazzo Madama, quel ramo del Parlamento italiano nel quale siede sulla poltrona più in alto.
Non siamo educande e non ci scandalizziamo certo per un coglione qualsiasi, ma il problema è che qui il coglione è presidenziale e la forma, come si suol dire, è sostanza.
Le più alte cariche istituzionali non si possono permettere di dare del coglione a un rappresentante dei cittadini, la democrazia prevede infatti l’inchinarsi davanti al popolo e a chi le istanze del popolo rappresenta.
Esiste un viceversa ed è quello di pensare che il parlamento sia un bivacco pieno di coglioni.
Che è un po’ quello che sostenne, nel famoso discorso del “bivacco”, Mussolini, che di nome faceva Benito, così come di nome fa Ignazio Benito La Russa… insomma, non due coglioni qualsiasi.



Siamo stati “ democratici “ noi vecchi comunisti a permettere che gli eredi del capoccione appeso, dí sedersi dove non dovrebbero.
Ora vediamo chiaramente a cosa ha portato essere tolleranti con gli intolleranti. La partita andava chiusa allora, con la caduta del nazifascismo. Nessuno di loro avrebbe dovuto mettere piede in Parlamento e invece...Oggi abbiamo il dovere di rimediare all'errore. Antifascista sempre. Fuori i fascisti dalle istituzioni.