Piove per tutti
Lo so che un po’ ve lo aspettate e un po’ pensate: che palle l’ennesimo post su noi ricchi e loro poveri in fila alla mensa di carità.
Certo, a guardare quanti pasti potrò consumare con i resti del pranzo natalizio, la tentazione c’è. Però non è più quel tempo.
Nel senso che, certo, il congelatore è pieno di lasagne e altre leccornie, ma sono di meno. Meno di tutto.
E non è dovuto a una scelta — che so, la dieta o un consumo responsabile. È dovuto all’abitudine e, un po’, alla paura.
L’abitudine di una spesa che non è più quella di qualche anno fa, quando i carrelli, per quanto grandi, erano sempre insufficienti all’abbuffata settimanale.
La paura delle file alle mense di carità. Già, perché guardando le persone in fila, oltre alla solidarietà umana, si finisce per chiedersi: «perché io no?». «Perché io sono quello che passa in auto e li guarda dal finestrino sporco di pioggia, e non quello che, bagnato, guarda un uomo che lo scruta da dietro un vetro?».
Cosa è successo a loro che non è suc…




