'O ministro Matteo Salvini
Saviano assolto oggi dal Tribunale di Roma: «ministro della malavita» è diritto di critica. Salvini annuncia nuova querela: «Vergogna, lo ridenuncio».
Matteo Salvini è ora ufficialmente e indelebilmente “ministro della malavita”. Lo è nel senso salveminiano del termine.
Cioè a dire: a parole grande oppositore della criminalità organizzata, ma nei fatti no. E non mi riferisco a certi personaggi accolti nel Meridione d’Italia con troppo entusiasmo.
No, mi riferisco al fatto che Matteo Salvini invece che riconoscere il sacrificio di vita di Roberto Saviano, per puro tornaconto di propaganda politica, ha messo in dubbio l’esigenza della scorta e con essa la minaccia della malavita nei confronti dello scrittore.
Salvini ha, nei fatti, sminuito la pericolosità di boss sanguinari e con essi delle organizzazioni criminali che guidano. Organizzazioni che ammazzano, che corrompono, che si arricchiscono sul traffico di esseri umani, che rendono schiave donne obbligate alla prostituzione. La peggiore malavita, insomma.
Questo ha fatto Matteo Salvini, guadagnandosi a buon diritto il titolo di Ministro della Malavita.
Oggi, grazie alle inchieste della magistratura e grazie a giornalisti coraggiosi, sappiamo che Matteo Salvini non è solo.
Sappiamo che oltre a ministri della malavita, pure sottosegretari della malavita ci sono e sono soci in affari a criminali che aprono bisteccherie nella Capitale.
Perché se la criminalità non è poi così pericolosa, allora investirci insieme dei soldi diventa solo un errore di opportunità.
Come errore di opportunità è stata una foto, tra l’ndraghetista Gioacchino Amico e la presidente del consiglio Giorgia Meloni.
Quando Gaetano Salvemini accusò Giovanni Giolitti di essere ministro della malavita, è il caso di ricordarlo, Giolitti era capo del governo… così per dire.


