Cose da pazzi
Dal tredicenne di Trescore ai femminicidi: le avvisaglie ci sono sempre, ma nessuno interviene. E l'Italia spende sulla salute mentale meno della metà della media G7.
Voleva uccidere, oltre alla professoressa di francese, anche i genitori. È questo che avrebbe confessato il ragazzino tredicenne che a Trescore, fortunatamente, non ha ucciso nessuno, ma “solo” ferito la sua insegnante.
Si può inorridire per questa premeditazione oppure inquietarsi, e riflettere, che ogniqualvolta accade un grave fatto di cronaca, si scopre sempre che c’erano state le avvisaglie, ma che erano state ignorate.
Così sta accadendo per il tredicenne accoltellatore. Così è accaduto per lo studente genovese, appena maggiorenne, che un coetaneo aveva accoltellato. Così è accaduto per l’uomo che una donna ha ucciso nell’iconica Gae Aulenti di Milano e così accade per ogni femminicidio.
Si dice raptus, ma di raptus non ha sostanzialmente nulla.
Il tredicenne si scopre che ne aveva già fatte una più di Bertoldo; il maggiorenne aveva già minacciato; l’assassino milanese era già finito nei guai per analoghi comportamenti… quanto agli assassini di mogli e fidanzate, manco sto a dire.
C’è, è evidente, qualcosa che non va… o forse tante cose che non vanno. Sia quel che sia non è più rinviabile una revisione della catena di allert e reazioni che si dovrebbero attivare, ma che ogni cronaca ci dice che attivate non sono.
Il primo allarme, non occorre essere fini analisti per ravvisarlo, è l’investimento sulla salute mentale e più in generale sul welfare di cui la salute pubblica fa parte.
Se non siamo scemi ormai abbiamo ben compreso che ogni caso lasciato inevaso, ogni complessità burocratica per diagnosi e cura, ogni rinvio nell’intervento sanitario è premessa alla tragedia.
L’Italia, in prevenzione e cura delle malattie mentali spende circa il 3% della spesa sanitaria totale. È quindi fanalino di coda dei paesi del G7, che hanno una media di spesa intorno all’8%. E non raggiunge l’obiettivo OCSE fissato al 5%.
Ma se volete continuate pure a chiamarlo “raptus”.


