Non ce l’ho con gli ebrei, ma…
Le critiche al governo genocida di Benjamin Netanyahu non solo sono legittime, ma sono dovute.
Anzi, se proprio, quel che sorprende è che il nostro governo, quello di Giorgia Meloni, continui ad essere con quello israeliano complice. Nessun blocco delle forniture di componenti d’arma da parte di Leonardo SPA e nessun riconoscimento dello Stato di Palestina.
E questo, a ben vedere, rende il nostro governo ancor più colpevole di quello di Tel Aviv, perché noi italiani non abbiamo proprio nessun motivo per prendere parte al conflitto mediorientale e farlo in questo modo così smaccato. Scegliendo, tra oppressi e oppressori, gli oppressori.
Ciò detto, sono certo che se qualcuno bruciasse o rifiutasse il nostro tricolore perché complice del genocidio di Gaza, ne saremmo molto sorpresi… di più: offesi.
Io non sono Giorgia Meloni, non sono neppure mamma, non sono cristiano, sono italiano. Lo sono alla Gaber, «per fortuna o purtroppo lo sono».
Sono certo che in molti tra quanti mi leggono, con questo concordino: gli italiani non sono Giorgia Meloni e il tricolore non rappresenta Giorgia Meloni. Eppure con gli israeliani ci permettiamo ogni salto logico e così sono tutti assassini e la loro bandiera è Benjamin Netanyahu. Poi il saldo diventa doppio carpiato quando non solo gli israeliani, ma tutti gli ebrei del mondo diventano complici del genocidio.
Stiamo giocando con il fuoco dell’antisemitismo, un fuoco infame che noi italiani abbiamo storicamente alimentato. Dovremmo stare attenti, molto attenti. Attenti a tutti questi distinguo: «non ce l’ho con gli ebrei, ma…», che ricorda quell’ipocrita «non sono razzista, ma…».
Una volta era l’estrema destra a negare l’Olocausto, oggi in manifestazioni di sinistra si sente urlare «saponette mancate». Non sta accadendo, è già successo.
Abbiamo al governo gli eredi del Partito Nazionale Fascista (l’MSI era questa cosa qui), gli ammiratori di quel Benito Mussolini che fece le leggi razziali e non stiamo trovando nulla di meglio da fare che dissotterrare la questione ebraica. Ha ragione Liliana Segre ad avere paura, paura di noi.



