Neri per caso
Che palle però, no? Quarantasei anni e un giorno dalla Strage alla Stazione di Bologna e siamo costretti a occuparci di un collezionista di busti del Duce e di una collezionista seriale di omissioni.
E così noi tutti, ma soprattutto i parenti delle 85 vittime della bomba fascista che insanguinò Bologna il 2 agosto del 1980, abbiamo dovuto assistere a questo passo del gambero dello Stato italiano o meglio del capo del governo e del presidente del Senato.
Giorgia Meloni ha scritto, testuale: “Il governo continuerà a fare la propria parte nel complesso cammino che è necessario portare avanti per fare piena luce sulle stragi che hanno insanguinato l’Italia nel Dopoguerra“. Che è come dire che piena luce non c’è.
Ignazio Benito Maria La Russa invece ci ha illuso dicendo testuale: “la verità giudiziaria ha attribuito con sentenza definitiva alla matrice fascista la responsabilità di questa orribile strage”.
Poi però ha aggiunto che bisogna, questa la sua precisa dichiarazione: “proseguire nella ricerca della completa verità”. Ci sarebbero, insomma, verità ancora da svelare.
Giorgia aveva tre anni quando la bomba fascista esplose, Ignazio invece ne aveva appena compiuti trentatré ed era già nero navigato.
Vien da dire una sola cosa: “Benito, se sai qualcosa, parla”.



Il solito trucco: “MENTIRE SAPENDO DI MENTIRE, PERÒ CON QUANTA ELEGANZA O MEGLIO ARROGANZA!”