Milano immorale
Fa sorridere che la destra, quella che sostiene un governo che vede tra i suoi ministri Daniela Santanché, suggerisca le dimissioni di Beppe Sala.
Non siamo ai «due pesi e due misure», ma siamo alla più prosaica «faccia come il culo».
La destra è evidentemente ridicola nelle sue richieste di elezioni anticipate nel capoluogo lombardo: se la sinistra però non vuole essere altrettanto ridicola deve rinnovare quella robetta lì che si chiama questione morale.
Milano, insomma, diventa un bel banco di prova per mettere in mostra le mani pulite.
Se la destra è incoerente a chiedere le dimissioni di Beppe Sala e a governare con chi è indagata, la sinistra, che di quella ministra ha chiesto – più volte e giustamente – le dimissioni, non si può permettere di non promuovere un importante avvicendamento nella giunta di Milano.
Non è ammissione di colpevolezza, quella la decideranno i giudici e le loro sentenze: è liberare la cosa pubblica da persone, sempre e comunque sostituibili, e tornare ai contenuti, alla progettualità senza individualismi.
Quando non è occupazione di potere e poltrone, funziona così.
D’altra parte, proprio dicendo della questione morale, Enrico Berlinguer nella citatissima intervista rilasciata a Eugenio Scalfari il 28 luglio del 1981, ebbe a dire:
«L’Italia sarà salvata da forze che si preoccupano non solo di conquistare voti, ma di salvare lo Stato, le sue istituzioni, la società civile, la moralità pubblica».
Quello che è accaduto a Milano, quel che esce dalle intercettazioni, è tutto fuorché morale. Poco importa, politicamente, se penalmente rilevante.
Il 28 luglio 2025, fra dieci giorni, saranno 44 anni da quelle parole dell’amatissimo segretario del Partito Comunista Italiano, sarebbe bello che Milano si svegliasse con una rinnovata giunta comunale.
E se Beppe Sala si sentirà commissariato, amen.



