Meloni: «Comunque non mi dimetterò»
La premier mette le mani avanti, anche se perdo il referendum non mi dimetterò. Ma forse non è così vero.
«Giorgia si caga», come dicono i giovani. Insomma sente che sta per perdere il referendum costituzionale e quindi in maniera preventiva, senza che nessuno glielo chiedesse, avverte che lei comunque non si dimetterà.
I latini dicevano: “excusatio non petita, accusatio manifesta”. Tradotto malamente: “la prima gallina che canta è quella che ha fatto l’uovo”.
E qui più che all’uovo siamo alla frittata. La retorica del cambiamento della Costituzione è che i giudici sono politicizzati e che esautorano il potere del governo o, per dirla con l’ineffabile Giusi Bartolozzi, «I magistrati sono plotoni d’esecuzione».
La capo di gabinetto del Ministro della Giustizia Carlo Nordio l’ha ripetuto cinque volte in diretta tv e poi ha detto di essere stata travisata. Cinque volte travisata.
Ma la verità è ben altra. Non solo lo pensa lei, ma buona parte della destra e dei suoi elettori lo pensano.
Giorgia Meloni per governare come si deve - tremate gente, tremate - vuole le mani libere, vuole i pieni poteri e questo sta chiedendo agli italiani.
Quindi? Quindi se passa il no vuol dire che gli italiani questi pieni poteri al governo, questo come qualunque altro esecutivo, non li vogliono dare.
E in assoluto non sarà un problema. O meglio non lo sarà fintanto che i “no” non supereranno i dodici milioni di voti.
Dodici milioni sono i voti reali che ha portato questa maggioranza al governo e Meloni a Palazzo Chigi.
Quindi se i no saranno più di dodici milioni allora sarà una sorta di avviso di sfratto per Giorgia, che diventerà “un’anatra zoppa” o, come dicono i giovani, «una presidente malcagata».



Non sia mai… non sono incollati alle poltrone.