Quel petrolio rosso sangue
Tra esecuzioni record e accordi energetici: il viaggio di Giorgia Meloni nelle autocrazie del Golfo.
Trecentoquaranta, forse trecentocinquanta, è il numero delle persone che sono state condannate a morte in Arabia Saudita lo scorso anno. Un record assoluto.
È con questi qui, con questo regime sanguinario che fa processi sommari, che ammazza i giornalisti che osano scrivere la verità, che deporta i lavoratori migranti e che applica una sharia strettissima per limitare i diritti delle donne e discriminare le persone LGBT+, che Giorgia Meloni è andata a parlare.
“Blitz per la sicurezza energetica” è stato definito. In realtà è un giretto da mendicante nelle principali piazze del petrolio. Oltre ai carnefici dell’Arabia Saudita, la nostra presidente del consiglio andrà a rendere omaggio anche agli autocrati, una volta li definivamo dittatori, del Qatar e degli Emirati Arabi.
Noi democrazie avanzate facciamo così: legittimiamo i peggio delinquenti del mondo in cambio di oro nero. Tanto chissenefrega se quel greggio è sporco di sangue, brucia lo stesso benissimo.
Certo inquina, impesta l’aria e le nostre coscienze, ma questa è la vita: bisogna scendere a compromessi, meglio se sulla pelle degli altri.
Attenzione, Giorgia Meloni è solo l’ultima dei nostri illuminati politici che va a prostrarsi da quelle parti. Insuperato resta Matteo Renzi, famoso per aver inventato l’ossimoro Rinascimento saudita e aver cercato di venderci come illuminato l’assassino Mohammed bin Salman.
Secondo le Nazioni Unite le sue mani sono sporche del sangue del giornalista Jamal Khashoggi, le stesse mani con le quali firma le detenzioni arbitrarie e le esecuzioni capitali dei dissidenti, le stesse mani con le quali sigla generosi accordi petroliferi, le stesse mani che Giorgia Meloni è andata a stringere, inevitabilmente - come quelli che lo han fatto prima di lei - sporcandosi.


