Matteo Salvini: l’amico dei neonazisti
Matteo Salvini ci fa o ci è? Detta diversamente: è un cinico opportunista pronto a vendersi anche la mamma per un voto in più, fosse anche del peggiore dei neonazisti, oppure crede anche lui alle ideologie neonaziste delle persone che si candida a rappresentare?
La domanda sorge ancora una volta prorompente dopo la notizia dell’incontro del vice di Giorgia Meloni - Matteo appunto - con il neonazista britannico Tommy Robinson.
Salvini, al solito, si è giustificato - perché per incontri del genere tocca giustificarsi - dicendo che si è trattato solo di uno scambio di idee.
Frase che sembra neutra, ma che in realtà sottende il pensiero che quelle del neonazista Robinson siano idee e non follie razziste che nessuna dignità di riconosciute idee dovrebbero avere.
Dettaglio? Mica tanto. Tecnicamente si chiama legittimare.
Che è un po’ quel che Matteo ha già fatto con Roberto Vannacci, ormai transfuga dalla Lega per fondare un partito più estremista della Lega.
Quindi Matteo Salvini ci fa o ci è? Alla fin fine cambia poco perché, come dicevano Cicerone e poi Sant’Agostino: “Consuetudo est altera natura”.
Ovvero che a farci alla fine ci diventi o, se preferite la versione inglese: “Fake it till you make it”.
“Fingi finché non lo diventi”.




Scambio di idee? Il nazismo non ha idee, il nazifascismo é un crimine. S.Pertini.