«A San Siro non c'era il rigore»
Per la vendita dello Stadio di San Siro la procura indaga Giancarlo Tancredi, Ada Lucia De Cesaris, Christian Malangone, Simona Collarini, Alessandro Antonello, Mark Van Huuksloot, Giuseppe Bonomi, Ma
Beppe Sala era arrivato a minacciare le dimissioni se non si fosse venduto lo Stadio di San Siro a Inter e Milan e non lo si fosse fatto in quei tempi lì. Già solo per questo lo stadio non andava venduto, già solo per questo Sala andava lasciato a casa.
Invece il ricatto ha funzionato. Nessuno si è fatto troppe domande. Nessuno ha ascoltato l’allarme della società civile. E ora, come ormai d’abitudine nella città dai mattoni dorati, tocca alla magistratura fare chiarezza.
I nomi che saltano fuori sono sempre gli stessi. Medesimi sono gli indagati. Medesime le chat. Frasi imbarazzanti, si capirà se penalmente rilevanti, sicuramente politicamente disgustose.
E se è vero che come diceva il democristianissimo Giulio Andreotti «il potere logora chi non ce l’ha» è altrettanto vero che un esercizio del potere come quello che abbiamo visto negli ultimi anni a Palazzo Marino e dintorni è indegno. Soprattutto è indegno per una sinistra che della destra si dice alternativa.
Perché le persone indagate sono praticamente tutte di quella parte lì, mi correggo per onestà intellettuale: sono quasi tutte della mia parte. Ho votato se non direttamente per loro, per coloro i quali questo schifo hanno permesso.
Ecco: rivorrei il mio voto indietro.
Lo so che non sono tutti uguali. Lo so che a sinistra in tanti ci crediamo per davvero. Ma questo sottobosco affaristico e inquinante qualsiasi idea sana si possa avere è figlio di troppe teste girate altrove, di troppi compromessi accettati, di troppi occhi chiusi.
Capita di sbagliare. Tenere in vita l’amministrazione di Beppe Sala è però un colpevole perseverare. E perseverare, notoriamente, è diabolico.


