Il miglio nemico del lupo
Inchiesta della Procura di Sulmona su bracconaggio seriale senza precedenti: sono 18 i lupi uccisi nelle scorse settimane.
Diciotto lupi uccisi, tre volpi e una poiana. Succede nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. La notizia, per la sua eccezionalità, è finita addirittura sulla prima pagina del Guardian. In effetti una strage simile, fan sapere dal WWF, «non si era mai registrata negli ultimi dieci anni».
Attenzione, non vuol dire che i lupi in Italia non vengano uccisi. Ne muore ormai più di uno al giorno e in sette casi su dieci la causa è l’uomo. Investimenti automobilistici in più della metà dei casi, per i restanti è invece opera deliberata di criminali. Fucilate o avvelenamenti.
Tra il 2019 e il 2023 - i dati sono quelli documentati dall’Associazione “Io non ho paura del lupo” - sono state 1639 le carcasse rinvenute. Quasi 500 solo nel 2023. Il primato di uccisioni va a Piemonte, Abruzzo ed Emilia Romagna.
Nonostante questi numeri, mai si era registrata una serialità come quella di questo mese: stesso modus operandi in un’area abbastanza ristretta. Una trentina di chilometri quadrati compresi tra i comuni di Alfedena, Pescasseroli, Bisegna e Barrea.
A meno di quaranta chilometri da qui, nel comune di Cocullo lo scorso anno ci fu un episodio analogo: i lupi rimasti uccisi furono allora nove. L’associazione Rewilding Apennines non ebbe esitazioni a definirlo un «crimine ambientale».
L’Unione Europea, l’anno scorso, ha promosso un declassamento dello status del lupo da animale “strettamente protetto” a “protetto”. Una mossa principalmente volta a consentire un più facile abbattimento e gestione delle popolazioni in crescita.
Un declassamento fortemente voluto dagli allevatori che lamentano un aumento degli attacchi al bestiame. A sostenerli la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, cui un lupo - non è un segreto - il primo dicembre 2022 ha ucciso il suo amato pony di famiglia, Dolly.
Il pony di 30 anni era tenuto in un paddock vicino a stalle e a una fattoria nei pressi di Beinhorn. Il campo non era protetto dalle recinzioni elettriche ad alta tensione progettate per scoraggiare i lupi. È stato una facile preda.
Un evento emblematico che spiega come, con gli opportuni accorgimenti, gli animali in cattività possano essere protetti dai lupi. Sostanzialmente impossibile sembra invece proteggere i lupi dall’uomo. Gli esiti dell’inchiesta penale sulla strage di questo mese ci diranno se effettivamente in Italia è così.




Sono numerose le persone che non riescono più a proseguire le loro attività con gli animali, sia in montagna che in collina, in quanto oggetto di continue predazioni. È un vero problema in costante aumento. Poi va da sé che questi abbattimenti siano da condannare.