L'Italia ripudierebbe la guerra
Dovremmo prendere a calci Donald, Bibi e le loro guerre di aggressione, lo dice la Costituzione Italiana.
Se lo ha detto pure Guido Crosetto, vuol dire che lo sanno pure i sassi: «l’attacco USA-Israele all’Iran è fuori dalle regole del diritto internazionale». Tradotto: Donald Trump, spalleggiando l’amico suo Benjamin Netanyahu, ha dato ordine di aggredire l’Iran. E adesso che sappiamo che ne siamo tutti consapevoli, cosa facciamo?
A guardare il governo di Giorgia Meloni, verrebbe da dire che la risposta sia: «niente». Pecore eravamo e pecore restiamo.
Abbiamo tentennato quando Netanyahu ha raso al suolo Gaza, seppellendoci sotto almeno sessantamila tra donne, uomini e bambini. Abbiamo vacillato nel dubbio che dire che Bibi fosse — ed è — un criminale finisse per giustificare il terrorismo di Hamas.
Non molto diversamente abbiamo fatto con la guerra in Ucraina quando abbiamo dato dei putiniani a coloro i quali sottolineavano che l’idea di allargare la NATO fino a Kiev fosse una provocazione contro Mosca che, guidata da un matto, poteva per questo motivo o con questo alibi scatenare una sanguinosa invasione.
Ora siamo al dilemma iraniano. Dire che Donald Trump è un criminale — i criminali sono coloro che non rispettano le regole fissate dalle norme del diritto — vuol dire stare con gli ayatollah? Ovvio che no, il dubbio però viene quando si finge che la scelta sia tra USA e Iran.
Ma la scelta è tra legge e fuorilegge, tra diritto e violazione del diritto, tra aggressore e aggredito. Se volessimo volare alto: è tra pace e guerra.
L’Italia è per la pace o per la guerra? C’è un articolo della nostra Costituzione che dice che noi ripudiamo la guerra come strumento di offesa e mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
“Ripudiare” è verbo di origine latina: letteralmente vuol dire “respingere con il piede”: ecco l’Italia, per Costituzione, dovrebbe prendere a calci nelle terga Trump e Netanyahu. Tranquilli, non lo faremo: pecore siamo e come pecore resteremo.


