L'Italia al tavolo della vergogna
Il governo di Giorgia Meloni avrà una sedia da osservatore al Board of Peace, quella rifiutata persino dal Vaticano.
Quindi, seppur come camerieri, anche noi italiani saremo al tavolo del Board of Peace.
Sostanzialmente una sorta di Nazioni Unite private, cioè con biglietto di ingresso fissato a un miliardo di dollari, creato da Donald Trump con l’intento di governare il mondo.
Ma se a governarlo è una cupola di nazioni ricche vuol dire che non è un governo, ma un dominio dei ricchi sui poveri, altrimenti detto colonialismo. Siccome siamo moderni: colonialismo 2.0.
Anche noi, storia già vista, siamo lì per accaparrarci le briciole che Donald Trump ci farà cadere vicino.
E il problema non è che abbiamo le briciole soltanto: il problema è che siamo a quel tavolo. Tavolo che è ben posizionato nel lato sbagliato della storia.
Che sarebbe il passato imperialista, anziché il futuro del multilateralismo.
Le Nazioni Unite sono state commissariate. Il commissario è Donald Trump. Noi, l’Italia, siamo… servili servitori. Insomma non siamo niente, anzi un po’ meno di niente.
Siamo i cretini che compaiono nelle foto perché sono dietro il “personaggio” e fanno “V” con le dita: “V” di vittoria… o di vigliacchi.
Nel nostro caso la seconda, visto che, dopo aver impunemente armato attraverso Leonardo SPA il Benjamin Netanyahu (fuggiasco da un’accusa formale per crimini di guerra), ora speriamo in un lotto di terreno in quella nazione occupata e martoriata che il governo di Giorgia Meloni non vuole riconoscere e che si chiama Palestina.




Ieri quel libretto che si usava a scuola, ha detto a Boccia, allora come si risolve la questione dei Palestinesi, con la flottiglia? Ecco questo è il livello! Naturalmente tutto dal Vespasiano.