L’imputato Matteo Salvini
Avete presente? Si è innocenti fino a che non arriva la sentenza definitiva. È la base del garantismo.
Persino Matteo Salvini, il sequestratore di migranti, è e deve essere innocente fino a prova contraria.
Salvo che, e qui viene il bello, chi si dice garantista – e a destra tra ministri indagati e tutto il resto, lo sono davvero tutti quanti – vorrebbe che i gradi di giudizio fossero tre, dieci, venti o meglio tutti quelli necessari a che una corte, un giudice, un usciere emetta una sentenza di innocenza. Arrivata la quale, però, tutto si deve fermare.
E così, seguendo questa logica – che è solo furba e non certo garantista – se, per esempio, uno è dichiarato innocente al primo grado, chissenefrega degli altri gradi di giudizio: anzi, proprio non ci devono essere.
La procura di Palermo, per il così detto caso Open Arms, ha fatto ricorso in Cassazione contro la sentenza di primo grado che ha assolto Matteo Salvini dall’accusa di sequestro di persona per lo sbarco negato a 147 migranti nel 2019.
Apriti cielo. A destra tutti quelli che per ruolo istituzionale dovrebbero solo stare zitti, han sparato a zero contro i giudici. Cosi l’indagata per il caso Almasri, Giorgia Meloni. Così, l’indagato per il caso Almasri, Carlo Nordio.
Ma che cosa hanno fatto i giudici di Palermo? Si sono semplicemente letti la sentenza che ha assolto, «per non aver commesso il fatto», il sequestratore Salvini.
Dico sequestratore, perché i fatti non sono mica stati contestati. La sentenza non ha detto che Matteo Salvini non ha tenuto degli esseri umani in ostaggio per convenienza politica.
No, la sentenza ha stabilito che sulla base dell’interpretazione delle leggi sui salvataggi in mare e delle convenzioni internazionali – definite «precarie», «inaffidabili», «incompiute», «con molte aree grigie» – l’Italia non aveva alcun obbligo di concedere alla nave spagnola con i naufraghi a bordo l’attracco.
La Procura di Palermo sta contestando questo e lo sta facendo perché il 18 febbraio 2025, giudicando la vicenda della nave Diciotti , le Sezioni Unite Civili della Cassazione hanno stabilito in modo inequivocabile che, quando uno Stato — in questo caso l’Italia — salva persone in mare, deve garantire loro il porto sicuro e farli sbarcare «nel più breve tempo possibile».
Il diniego o il ritardo è considerato illegittimo, perché contrasta le convenzioni internazionali sul soccorso in mare e viola l’articolo 13 della Costituzione Italiana.
E, dice la Procura di Palermo, se vale per la Diciotti, perché non deve valere per Open Arms e quindi per Matteo Salvini?
Il garantismo garantisce l’imputato, i giudici garantiscono i cittadini dal non avere un criminale come ministro. O almeno, più o meno dovrebbe essere così.



