Le guerre dei nostri bambini
Avevamo immaginato tutto un altro mondo per i nostri figli, poi abbiamo lasciato che accadesse tutt'altro.
La bambina piange. Inconsolabile. Aspetto che i singhiozzi lascino spazio all’aria e poi l’aria alle parole. All’inizio non capisco proprio di cosa stia parlando, poi briciola dopo briciola riesco a seguirne il filo.
Ha appena saputo che non andrà in vacanza. Detto così sembra un capriccio da ricchi. Ma la vacanza è Marocco. È la nonna. I cugini. Gli zii. Dice guerra. Non quella combattuta. I nostri bambini sono dei privilegiati, le bombe le vedono esplodere solo su schermi di smartphone o di gigantesche televisioni.
Sono gli effetti del conflitto che ora cominciano a toccarli. Lei non andrà in vacanza. Non dice altro. I puntini non sono abbastanza per unirli tutti . Non so se sia che la crisi morde gli stipendi. Non so se siano i voli che o costano troppo o vengono cancellati. Non so se sia la sana cautela familiare che convenga avere un Mediterraneo a separare la figlia da ogni improbabile, però non impossibile, conflitto.
Generazioni sfortunate quelle di questo millennio. Al contrario…



