La nuova legge elettorale... fascista
E anche a questo giro va così, nel solito tentativo di mantenere il culetto ben saldo alla poltrona, chi ha la maggioranza in Parlamento cambia, giusto qualche mese prima che gli italiani vengano chiamati al voto, il sistema elettorale.
Siccome l’attuale maggioranza più che avanti, guarda indietro, ha pensato bene di riproporre la cosiddetta Legge Acerbo.
Fu la riforma elettorale voluta nel 1923 da Benito Mussolini e che prevedeva che la forza politica prima classificata alle urne e che fosse riuscita a guadagnare almeno il 25% delle preferenze, grazie a un premio di maggioranza ottenesse i due terzi dei seggi parlamentari ovvero il 66%.
Una sorta di dittatura, poi dittatura lo fu davvero, della minoranza.
Giorgia Meloni e i suoi alleati ne hanno partorita una simile, affettuosamente battezzata Melonellum.
Meno affettuosamente qualcuno l’ha chiamata Legge Truffa, ricordando la legge elettorale voluta nel 1953 da Alcide De Gasperi in chiave anticomunista.
Ma, per verità storica, c’è da dire che la Legge Truffa per lo meno prevedeva che il premio andasse a chi la maggioranza assoluta in parlamento, ovvero il 50% dei voti più uno, l’avesse guadagnata alle urne.
La riforma elettorale che l’attuale maggioranza di governo ha concordato poche ore fa di approvare a settembre, prima al Senato e poi alla Camera dei Deputati, prevede il premio per chi raggiunge il 42%.
Appunto più simile alla fascista Legge Acerbo che alla degasperiana Legge Truffa.
Se, come sembra, diventerà legge dello Stato, nel prossimo Parlamento italiano le decisioni verranno prese da una minoranza di nominati e nominate resa artificialmente maggioranza: la democrazia è tutta un’altra cosa.


