La guerra della minoranza
Un sondaggio svela che la guerra all'Iran gli statunitensi non la vogliono: la vuole Trump e i suoi, alcuni dei suoi.
Solo uno statunitense su quattro è favorevole a questa guerra scatenata da Trump, in accordo con Netanyahu, contro l’Iran.
Lo dice un sondaggio IPSOS-Reuters, secondo cui, peraltro, almeno un repubblicano su quattro è contro quest’azione della Casa Bianca. Come dire: neppure i suoi stanno con Trump.
La domanda che però noi ci dovremmo fare è: quanti di noi italiani, europei, abitanti dei paesi NATO sono d’accordo con l’aver scatenato questo conflitto?
Ognuno, come è ovvio che sia, risponderà al proprio specchio, ma sarebbe interessante capire in quanti sostengono l’aggressione: sarebbe infatti emblematico se scoprissimo che la stragrande maggioranza non lo è.
Intanto per un aspetto molto pratico: la forza di riferimento dell’Alleanza Atlantica ha scatenato una guerra che quasi nessuno voleva, ma che ora tutti ci riguarda.
La seconda è una riflessione su quale sistema democratico adottare, a maggior ragione alla luce del fatto che il nostro parlamentarismo è molto bersagliato da critiche.
Insomma: è davvero meglio un presidenzialismo nei fatti dei pieni poteri, anche di scatenare una guerra? O è meglio un governo vincolato a maggioranze parlamentari proporzionali, anche nel poter scatenare una guerra?
Si è molto ironizzato, giustamente, sul fatto che Giorgia Meloni non sia stata informata dell’attacco preventivamente. Ma d’altra parte perché avvertire una presidente che in fatto di guerra nulla può fare, tanto più di una guerra di aggressione?
Che nulla può fare, s’intende, allo stato delle cose ovvero con i pesi e contrappesi previsti dalla Costituzione Italiana, che sancisce che la guerra sia decisa dal Parlamento e non dal Governo.
Ancora tutti sicuri di volerla cambiare questa nostra carta costituzionale?


