La favola del Natale
Servono gli scarponi per arrivare a Gesù neonato.
Non che sia lontano, ma la casa del bosco, davanti a cui ogni anno si materializza il mio presepe preferito, pretende che le scarpe di città vengano tradite.
L’aria di neve ha il doppio effetto, quello di far accelerare il passo e quello di rendere più natalizio il Natale.
Il sentiero ha, in quel certo punto, una biforcazione di cui ti accorgi se la sai.
Oggi, peraltro, è ancora più complicato “vedere l’altra via” perché i cinghiali hanno affrontato a muso duro il terreno che finisce per somigliare a un campo arato o, se non si riesce a scacciare i pensieri delle guerre in corso, a un campo minato.
Due passi e il presepe è lì. Modesto, piccino, eppure così accogliente nella sua semplicità.
Quest’anno non c’è vento e non devo neppure tirar su animali o pastorelli abbattuti.
Dobbiamo tutto a Pseudo-Matteo, si chiama così l’autore o gli autori anonimi che fecero quel testo che la tradizione spacciò per capitolo aggiuntivo del Vangelo di Matteo.




