Il tempo non si azzera, ripassa
La lezione degli Aztechi, nel primo giorno del nostro 2026
Odio i bilanci, la visione economicista del nostro vivere. Obiettivi raggiunti. Standard soddisfatti. Aritmetica senza umanità. Però, tra San Silvestro e Capodanno, so bene che ci caschiamo tutti: tiriamo la linea e annotiamo “dare” e “avere”; “fatto” e “non fatto”; “perso” e “guadagnato” o qualsiasi titolo diamo alla partita doppia della nostra esistenza.
La vita è un cammino, nel nostro vedere, da A a B o, se la intendiamo come una scala, un procedere da un punto di partenza - basso - a uno d’arrivo - alto. Sempre, ovviamente, che dalla scala non si cada.
E se la vita, invece, fosse una scala a chiocciola? Vi sembra una boiata, lo so, ma per gli Aztechi - mi perdonino - era proprio così e, detto tra noi, era un po’ meglio il loro sistema.
Quando il 17 dicembre del 1790, durante i lavori di pavimentazione di piazza Zócalo, la principale di Città del Messico, venne alla luce la “Piedra del Sol”, inizialmente si pensò che quel disco di 24 tonnellate fosse un altare per sacrifici. Poi però Antonio de León y Gama capì che era tutt’altro, che era “la scala a chiocciola”.
Tranquilli, è il primo gennaio anche per me, quindi la farò breve. Nell’idea degli Aztechi la vita non andava da A a B, ma andava da A ad A. Come in un enorme orologio: soltanto che sul quadrante non c’erano 12 ore, ma 260 giorni. E ogni 260 giorni l’orologio segnava la stessa ora.
Perché 260 giorni? Siccome - conquistadores - abbiamo bruciato e distrutto quasi tutto, non ne siamo sicurissimi. Ma ci sono tre coincidenze. La prima siamo noi: la gestazione umana è di 260 giorni. La seconda è il mais: tra la preparazione del terreno e il raccolto passano 260 giorni. La terza è il pianeta Venere: il tempo nel quale è visibile come “Stella del mattino” è di 260 giorni.
Poi c’era un’altra coincidenza: 13X20 fa 260. Spiego: 13 per gli Aztechi erano le parti del corpo e 20 - in questo caso vale anche per noi - erano le dita della mano. Due numeri naturalmente sacri che dettavano altri due assiomi: uno, il sistema numerico che era ventigesimale (non decimale come il nostro); due, 13 determinava una sacco di cose, tra cui il numero dei cieli e il ciclo della vita, insomma: la scala a chiocciola.
Ci arrivo. Ricordate l’orologio? Bene, gli Aztechi non erano scemi e pensavano sì che il tempo fosse circolare, ma non pensavano che noi lo fossimo. Erano consapevoli del nostro invecchiare. E la risolsero così: dissero che ogni 260 giorni tornavamo sulla stessa ora, ma con esperienza accumulata in più.
Questo comportava un dettaglio, che tanto dettaglio non è, non maturarono mai un’idea di perdono, perché la loro scommessa era che dopo 260 giorni, ritrovandosi nella stessa “ora” potevano non commettere il medesimo errore.
L’esperienza, per così dire, era riconosciuto strumento di “saggezza” e dai 52 anni si veniva considerati “maggiorenne”, si guadagnava un ruolo sociale e pure amministrativo, si poteva - come capita da noi - bere alcolici, cioè il “pulque”. Un bere che portava alla pena di morte se fatto prima della “maggiore età”.
Ogni giorno di nascita era legato, in questo enorme orologio, ad una divinità e quando nascevi ne prendevi le caratteristiche, il fardello. Se fossi un antico Azteco, sarei un Coccodrillo, un Coccodrillo border. Nel senso che più Coccodrillo di così non si potrebbe. Un po’ come uno nato Pesci con ascendente Pesci. Ecco, io che sono nato sotto il segno dei pesci, sono coccodrillo con ascendente coccodrillo.
Ovviamente a queste cose non ho mai creduto, ma sorprende che le caratteristiche non siano così distinte: da Coccodrillo infatti mi si attribuisce l’attitudine di creatore, di artista, ma per gli Aztechi c’era anche un però. Il però, o meglio il fardello, era che senza equilibrio interiore sarei potuto impazzire.
Il segreto perché non accadesse? Presentarsi “migliore”, “più saggio”, allo scoccare di ogni ora, di ogni 260 giorni.
Buon 2026, qualsiasi segno Azteco siate, e a qualsiasi gradino nuovo e uguale della scala a chiocciola siate.
Diario Quotidiano - giorno 1, anno VI



