Il solito revisionismo di La Russa
Il revisionista storico Ignazio Benito Maria La Russa ci ha provato ancora una volta, ma, siccome non studia, anche questa volta gli è andata male.
Partiamo dai fatti: oggi Milano ricorda che l’8 agosto del 1944 ci fu un attentato in viale Abruzzi 77 e nove civili italiani e un membro della Repubblica Sociale Italiana rimasero uccisi, chi immediatamente, chi a seguito delle ferite riportate.
La seconda carica dello Stato - ormai e finalmente ancora per poco - vorrebbe che le dieci vittime fossero ricordate come uccise dai GAP partigiani.
La questione però è un po’ più complessa di come La Russa opportunisticamente la presenta.
I GAP della Walter Perotti, attivi da pochi mesi, si erano specializzati - ne diede ampia testimonianza Giovanni Pesce - nel far saltare mezzi nazisti. Quando esplose l’ordigno sul camion di viale Abruzzi, avevano all’attivo già dieci attentati ben riusciti. Otto mezzi pesanti e due vetture.
In nessuno di questi casi, il dettaglio non è secondario, avevano usato la tattica oggi nota come “double tap” ovvero due esplosioni con tempi differenziati. La seconda utile solo a far più morti possibili tra i soccorritori. Tattica di guerra, peraltro, mai usata dai GAP.
Il bollettino partigiano noto come “documento n. 011033 conservato presso l’archivio dell’Istituto Gramsci di Roma” è quello che ha permesso alla storica Elisabetta Colombo di confermare nel suo volume dal titolo “Il nostro silenzio avrà una voce” che l’8 agosto del ’44 gli ordigni a esplodere furono due.
I partigiani confermarono che il primo era opera loro e nel medesimo documento dichiararono che invece il secondo ordigno - di alcuni minuti posteriore - era stato lanciato nella folla dei curiosi dall’autista nazista, che era rimasto solo lievemente ferito a una guancia.
L’esistenza di un secondo ordigno — che La Russa non menziona, probabilmente proprio per attribuire i morti civili ai partigiani — era peraltro già contenuta nel “verbale della Guardia Nazionale Repubblicana dell’8 agosto del 1944”, oggi conservato presso l’Archivio di Stato di Milano.
Tutto questo è quel che, fonti storiche alla mano, sappiamo. Sappiamo poi un’altra cosa, un’altra cosa che dispiace a Ignazio Benito Maria La Russa, tanto da ometterla.
Dopo questo attentato, pur non essendo morti tedeschi, i nazisti ordinarono che per rappresaglia venissero uccisi 15 partigiani.
Il 10 agosto del 1944, i 15 partigiani vennero fucilati in piazzale Loreto. A fucilarli non furono i nazisti, ma i fascisti della Legione Autonoma Mobile Ettore Muti e della Guardia Nazionale Repubblicana.
A uccidere i patrioti italiani furono i fascisti di Benito Mussolini, il dittatore di cui Ignazio Benito Maria La Russa conserva orgogliosamente i busti.


