Il boschetto di Rogoredo e quello di Salvini
L'uso elettorale della morte di uno spacciatore, ucciso da un agente di polizia
Posso quasi dirmi un frequentatore del boschetto della droga di Rogoredo.
Ne scrissi tanti anni fa e dalle pagine nazionali di un quotidiano, la notizia rotolò in tante cronache.
Da allora ogni tanto ne scrivo, per ricordare che il boschetto c’è, anche se è stato spostato un po’ più in là. Non si è spostato: è stato spostato come polvere sotto il tappeto dei binari dell’alta velocità.
La tragedia dell’arresto finito in uccisione di un noto abitante del boschetto armato di una pistola giocattolo, mi ha spinto a tornare lì. Sinceramente mi aspettavo che il giorno dopo il fatto, fosse deserto. Invece la solita fila indiana degli ultimi a caccia di una dose. Indifferenti o forse ignari degli ultimi accadimenti.
Dalla Stazione di Rogoredo il boschetto è a un niente. Per questo motivo, entrando nei bar che lì si affacciano, si assiste a un miscuglio di mondi diversi. Quelli che devono prendere il treno che arriva a Roma in tre ore. Quelli che devono prendere il pendolare che potrebbe metterci sempre tre ore a portarli a casa. Quelli che chiedono moneta prima di scomparire nel boschetto, quelli che dal boschetto tornano.
Entra una pattuglia. Tre uomini della polizia. Nessuno prima del loro arrivo parlava della morte di quello che pare fosse uno spacciatore, anzi un cavallino, insomma uno di quelli che porta la droga agli spacciatori e ritira gli incassi o quel che è.
Nessuno ne parla perché il boschetto e i suoi abitanti sono vissuti come elementi alieni. Noi non esistiamo. Loro non esistono.
L’arrivo degli agenti però cambia tutto. E uno chiede e loro rispondono che «certo ci conosciamo tutti», che «la balistica deve fare i rilievi», che «la magistratura decide». Fine.
Nessuna bava alla bocca salviniana, ma, al contrario dei ministri e degli esponenti di questa destra di governo, un inappuntabile aplomb da servitori dello Stato.
Sarebbe stato bello che Matteo Salvini e tutti gli altri a lui simili fossero stati qui a prendere appunti, a imparare come chi con la sua divisa rappresenta la Repubblica italiana, chi con la sua divisa incarna e difende i valori della Costituzione italiana, si comporta.
Proprio un’altra cosa rispetto a ministri e compagnia cantando così cinici da usare un tragico fatto come grimaldello elettorale, così falsi da sbavare su un tragico fatto nella speranza di far dimenticare che il boschetto della droga è segno di mala gestione della sicurezza. Sicurezza che è di governativa competenza, in questo caso: incompetenza.



