Il boschetto di Rogoredo e quello di Salvini
L'uso elettorale della morte di uno spacciatore, ucciso da un agente di polizia
Posso quasi dirmi un frequentatore del boschetto della droga di Rogoredo.
Ne scrissi tanti anni fa e dalle pagine nazionali di un quotidiano, la notizia rotolò in tante cronache.
Da allora ogni tanto ne scrivo, per ricordare che il boschetto c’è, anche se è stato spostato un po’ più in là. Non si è spostato: è stato spostato come polvere sotto il tappeto dei binari dell’alta velocità.
La tragedia dell’arresto finito in uccisione di un noto abitante del boschetto armato di una pistola giocattolo, mi ha spinto a tornare lì. Sinceramente mi aspettavo che il giorno dopo il fatto, fosse deserto. Invece la solita fila indiana degli ultimi a caccia di una dose. Indifferenti o forse ignari degli ultimi accadimenti.
Dalla Stazione di Rogoredo il boschetto è a un niente. Per questo motivo, entrando nei bar che lì si affacciano, si assiste a un miscuglio di mondi diversi. Quelli che devono prendere il treno che arriva a Roma in tre ore. Quelli che devono prendere il pendolare che potrebbe metterci s…



