Il Barbero censurato
Meta blocca la viralizzazione del video dello storico Alessandro Barbero per il no al referendum sulla separazione delle carriere
Meta, il social sul quale forse state leggendo queste mie righe, ha “censurato” Alessandro Barbero. Lo ha fatto come lo fa lei: fermando la viralizzazione dei contenuti del famoso storico e in particolare di un video nel quale il docente spiegava il suo voto, il suo “no”, al prossimo referendum sulla riforma costituzionale della magistratura.
Insomma la cosiddetta separazione delle carriere che tanto piaceva a Licio Gelli, che tanto piaceva a Silvio Berlusconi e che Giorgia Meloni è lì lì per portarsi a casa.
Alessandro Barbero è stato censurato perché, tenetevi forte: non è un politico. In buona sostanza l’algoritmo che governa i social di Zuckerberg è settato per far sì che i politici possano dire le peggio nefandezze - presente le sparate di Matteo Salvini? - mentre noi comuni mortali… no.
Nulla conta, evidentemente, che noi “comuni mortali” siamo, tra le altre cose, cittadini. Cittadini italiani per i quali valgono i diritti sanciti dalla Costituzione italiana… che però non vale sui social.
Attenzione non sto rivendicando il diritto alla cazzata, ma all’esprimere una libera opinione. I social non erano nati proprio con questa ambizione?
Si dirà che Meta è società privata e fa un po’ quel cavolo che le pare. Ed è sacrosanto. Cretini noi ad aspettarci il contrario. Ma oltre a questo, c’è un piccolo dettaglio, che dettaglio non è, cioè che l’azione di Meta diventa così manipolatoria della pubblica opinione italiana.
Ora il buon Barbero ve lo potete andare a vedere altrove, su altri social, non targati Zuck. Però, mentre lo fate, provate a far mente locale su quante opinioni, su quanti fatti, su quante notizie l’algoritmo ha censurato, privando la vostra libertà di informarvi, di crearvi una libera opinione, di decidere a ragion veduta.
«Sono i social, bellezza!», dirà qualcuno… e magari ci farà pure un meme acchiappa click.
Diario Quotidiano, anno VI



