I ragazzi di Crans-Montana
«Tutto lascia pensare che l’incendio sia partito da alcune candele che erano sopra le bottiglie di champagne». È la frase che Béatrice Pilloud, la procuratrice generale del Canton Vallese, ha pronunciato nella conferenza stampa di qualche ora fa nella quale ha riferito delle indagini riguardo alla strage di Capodanno, 40 morti e 119 feriti, a La Constellation di Crans-Montana.
Non so se, oltre a leggerla in ogni dove, questa frase l’avete sentita mentre veniva pronunciata. Il video o l’audio originale, intendo.
Io l’ho ascoltata e, veterano di conferenze stampa, posso assicurarvi che non è frequente che siano così silenziose.
Se il contesto non fosse noto, vi assicuro che la cadenza, la compostezza, il tono di Béatrice Pilloud erano da omelia, da omelia funebre.
Non sorprende che il buon Guy Chiappaventi, giornalista incaricato della cronaca dal posto per il telegiornale de La7, abbia interrotto la corrispondenza per via delle lacrime, per via della commozione. Ma vi assicuro che anche questo non è così abituale. Anzi, mi correggo: i reporter non se lo concedono. La strage di Capodanno ci sta costringendo all’umanità, all’umano sentire.
In un frame di quelli che girano in rete, si vede chiaramente un ragazzo che riprende l’incendio che divampa. E se a taluni ha scatenato una reazione di rifiuto per un gesto tanto inspiegabile in un momento del genere, ai più ha generato immedesimazione.
Non siamo solo - per vicinanza anagrafica ed emotiva - le madri e i padri dei ragazzi che lì hanno perso la vita, quelle immagini ci fanno vivere momenti di quel morire e, come è giusto che sia, ci terrorizzano.
Se non ci facciamo guidare dall’arroganza dello spettatore, è difficile non confessarsi che a vent’anni avremmo fatto uguale. Una festa. La baldoria. La morte tanto lontana come naturale orizzonte da non essere nemmeno presa in considerazione. Insensatamente? In realtà sensatamente: perché non si può morire a vent’anni, non per una candela. E quindi riprendi con l’onnipresente smartphone l’evento strano, che mai penseresti, concepiresti, essere l’evento tuo definitivo.
Quelle immagini, peraltro, stanno aiutando l’indagine che si è concentrata sulla schiuma acustica posta sul soffitto. Forse è stata la causa di un propagarsi troppo veloce delle fiamme. I video, appunto, sembrano dimostrare questo.
Sulle vittime, mentre scrivo, ancora poco sappiamo. Ho scorso un elenco provvisorio dei feriti, alcuni dei quali in condizioni critiche: 61 sono cittadini svizzeri, 14 cittadini francesi, 11 italiani, 4 serbi, un bosniaco, un belga, un polacco e un portoghese.
Cittadini del mondo, un mondo bellissimo, colorato, allegramente babelico di cui riesci a immaginare gli accenti, le risa, gli occhi che ridono e… ti commuovi.
Diario Quotidiano - giorno 3, anno VI




È dal 1995 che la Svizzera ha smesso di essere degli svizzeri, la politica del risparmio sia sulla qualità sia sul personale sia sui controlli ..il tutto per mantenere bassi i costi e accumulare oro nel sottosuolo. È una tragedia la strage di questi ragazzi colpevoli di essere giovani e ingenui , è uno scandalo che non riescono a curarli sul posto e vengono spediti in Europa per evitare i costi esorbitanti delle casse malati. La Svizzera troverà il suo capro espiatorio e pulira' la sua facciata ma resta una bomba ad orologeria. Negli anni 90 uscì un libro che racconta la realtà elvetica..."La Svizzera lava più bianco"