I morti non galleggiano a Ceuta
Se si crede ad autorità marocchine e spagnole, nel cercare di raggiungere Ceuta a nuoto sono morte 84 persone.
Se si crede invece all’Association Marocaine des Droits Humains, sono 130 le ragazze e i ragazzi che hanno perso la vita tra le onde sulla rotta di Ceuta. Poi, a questi, si aggiungerebbero pure i dispersi.
Il problema è che a non conoscere i nomi delle vittime si finisce per ridurli a numeri e i numeri hanno la caratteristica che non creano nessuna empatia, non impressionano nessuno.
E infatti, invece che parlare delle vittime, ci permettiamo di buttarla in argomento da propaganda. Chiudere le Frontiere non ha nulla di politico, è appunto propaganda sulla pelle dei ragazzi morti.
Vi ricordate quanto ci faceva orrore e incazzare il comportamento degli svizzeri nella strage di Capodanno nel bar Le Constellation a Crans-Montana? Ecco, lì le vittime furono 40, poi diventate 41 con il decesso di Alexis Bollag il 31 gennaio.
Di loro, giustamente, sapevamo tutto. Di questi 130 sostanzialmente niente.
E la cosa ancora più disgustosa, forse accadrà anche sotto questo mio pezzo, è che molti nel bar dei social erano felici degli annegamenti.
Credo che l’umanità si divida tra chi, guardando chi arrancava verso Ceuta, sperava ce la facesse e chi, rivelandosi disumano, sperava che venisse sommerso tra le onde.
In quelle onde sono morti almeno in 130. E sapete? Durante la cosiddetta “invasione” nessuno, ma proprio nessuno, è morto a Ceuta per mano degli “invasori”, dei naufraghi, degli altri noi al di là del mare.



Ignoranza , cattiveria e malafede fanno il resto, ieri in parlamento un leghista ha detto 60 mila delinquenti, ora questi sono razzisti anche in casa nostra, ma non lo dicono per prendere dei voti anche al sud. La gente non si ricorda quando facevano il tifo per il Vesuvio.