Le vecchie e i vecchi automobilisti sono salvi, è stata stralciata quella minacciata parte normativa che li avrebbe obbligati al tasso alcolemico zero, al non poter guidare in autostrada e a non poter condurre un’automobile a più di 100 chilometri dal proprio domicilio.
Niente di tutto questo sarà! Forse accorgendosi dell’età che avanza sua e del suo elettorato, il Ministro Matteo Salvini ha imposto la retromarcia.
L’annunciato e ora abortito provvedimento, in realtà, era stato avversato perché accusato di minare in maniera significativa le autonomie degli anziani.
E, inutile nasconderselo, era vero.
Una verità sulla quale però stiamo mancando di riflessione.
Cioè a dire che nessuno si sta ponendo la questione che il continuo ridimensionamento dei mezzi pubblici periferici ha sacrificato in maniera significativa e definitiva le autonomie di chi per età, e non solo, non può più guidare in sicurezza un mezzo a motore.
Come tutti, conosco un sacco di ottantacinquenni che si vantano, a ragione, di riuscir ancora a saltare un fosso per il lungo, ma in tanti al diciassettesimo lustro ci arrivano con più di qualche difficoltà.
Garantirgli il diritto a guidare come dei ventenni non è la soluzione al problema delle autonomie: è una presa per i fondelli, che sposta il problema da sociale a privato.
Insomma il Governo così par dire: se non sei più in grado di guidare, confinato in casa, ci stai per responsabilità tua e non perché non c’è più il treno, la corriera è stata soppressa, le linee dei trasporti italiane sono un colabrodo, sono inefficienti.
E un ministro dei trasporti questo dovrebbe ben sapere e a questo dovrebbe porre rimedio: così che guidare sia per tutti una scelta e non inderogabile necessità.


