Gli effetti del sistema Milano
Quattro bambini hanno rubato un'auto e investito una donna, uccidendola. Poteva, doveva essere evitato.
Ci pone molti interrogativi la morte di Cecilia De Astis, uccisa a Milano da un’auto guidata da dei bambini: il più grande ha 13 anni, il più piccolo 11.
Siccome è accaduto a Milano, e non in una qualche periferia della periferia della periferia del mondo, vien da chiedersi come sia potuto accadere. E non mi riferisco all’omicidio, insensato e che non può che lasciare sgomenti.
No, mi riferisco al fatto che almeno quattro bambini sono cresciuti in un campo di terra battuta, in condizioni sanitarie inimmaginabili, senza istruzione, senza modelli educativi altri rispetto a quelli familiari e forse senza neppure quelli.
E tutto questo a Milano. La città ricca. Grassa. Quella delle case che al metro quadro arrivano a costare lo stipendio di un anno di un insegnante, di un infermiere, di un assistente sociale, di un operaio.
Il modello Milano, che le intercettazioni svelate qualche ora fa confermano essere sempre più identificabile come il “sistema Milano”, è questa robaccia qua.
E l’occhiolino ai costruttori, agli speculatori immobiliari, è l’evidente causa sia di un impoverimento dell’erario cittadino, ma soprattutto di un impoverimento delle sensibilità politiche e sociali di questa metropoli, che si finge progressista, quando in realtà è malata di quella cecità affarista che da sempre contestiamo alla destra.
Milano, e il suo futuro amministrativo, è, oggi più che mai, un banco di prova per il PD e per la sinistra tutta, per dimostrare che non è vero che “sono tutti uguali”. Anche se, al momento, sembra proprio così.




