Femminicidio numero 43
È risuccesso, questa volta nel veneziano. Lui ha ucciso lei e poi si è ucciso. Lei, come sempre capita in questi casi, aveva la sola colpa di esserne l’ex compagna.
I dettagli sul chi e il dove sono poco importanti, tranne uno: lei aveva fatto quel che doveva fare, ovvero lo aveva denunciato, e non è servito a nulla.
La tragedia si è già consumata e tutti sappiamo che non sarà l’ultima: sono i famosi femminicidi che qualcuno vorrebbe risolvere negandoli in parola.
Invece i femminicidi esistono e si ripetono con dinamica banalmente identica, spaventosamente nota.
Un ripetersi che ha, nei fatti, un solo effetto: dice agli uomini che vogliono uccidere che possono farlo, dice alle donne che vengono minacciate di essere uccise che possono essere uccise.
Tutti questi femminicidi, in buona sostanza, dimostrano due cose: l’esigua efficacia dei provvedimenti legislativi sin qui presi e la matrice di cultura patriarcale di questi omicidi di ex compagne, di ex mogli, di ex fidanzate.
Purtroppo il governo ha fatto diventare rivendicazione politica il negare il diritto universale all’educazione affettiva di allievi e studenti, una visione secondo la quale a scuola si impara a scrivere e a far di conto.
Competenze che non ci permettono di prevenire i femminicidi, ma solo di contarli: ad oggi sono almeno 43, mentre sono 79 quelli tentati in questo 2026.



Su questi femminicidi ,leggo che buona parte di chi li compie,dopo si suicida.Forse,facendo studi su questo fenomeno,si potrà capire meglio questo istinto animalesco?