Colui che non voltò la testa
Domenico Terreno e i ventisette di Pian del Lot

Domenico Terreno, come si scrive con poca fantasia e troppa retorica in questi casi, il suo destino lo aveva doppiamente scritto nel suo cognome. Terreno.
Era un contadino, infatti. Un mezzadro. Le sue braccia domavano la terra e le vigne di Cavoretto, che domina il torinese.
Una storia come tante, fino al 2 aprile del 1944. Da quel momento quel suo “Terreno” altro significato ha assunto.
E il contadino, il bracciante, il mezzadro, l’uomo semplice e, nell’immaginario comune sempliciotto, è diventato “colui che non voltò la testa”. Ancora, là a Pian del Lot, così, nelle commemorazioni ufficiali, lo chiamano.
La storia è questa. Nella serata del 30 marzo del ’44, a Torino, vicino al Ponte Mosca o Ponte Umberto I, in un’azione dei GAP viene ucciso un caporale delle SS: Walter Wohlfahrt.
Quando venne emesso, il bando Kesselring prevedeva l’uccisione, per rappresaglia, di almeno dieci italiani per ogni nazista ucciso. Era stato fatto proprio così alle Fosse Ardeatine. Almeno dieci italiani per ogni tedesco ammazzato.
Il colonnello Karl Schöngarth decise che però dieci non erano abbastanza e i dieci divennero ventisette. Furono prelevati dalle Carceri Nuove e portati su a Pian del Lot.
Arrivarono sui camion del trasporto truppe. Domenico Terreno sentì i motori e andò a vedere cosa stava accadendo. Si nascose tra i cespugli e vide i tedeschi che, armi spianate in pugno, obbligavano i ventisette partigiani, i ventisette antifascisti a scavarsi la fossa. Walter Rossi era il più giovane, aveva diciannove anni. Ugo Amedeo Salvitto ne aveva venti da un giorno appena.
Terreno li vide affrontare la morte e mai dimenticò che tanti urlavano a mo’ di testamento: «Viva l’Italia libera».
Quando tutto fu finito, quando i camion ripresero la via. Domenico Terreno si segnò il luogo, memorizzò, se ne fece custode. Andò a dire a chi sapeva lui cosa era accaduto.
Un anno più tardi, fu lui, il mezzadro, l’uomo semplice, a portare le famiglie sul luogo dell’eccidio. E le cronache raccontano i pianti, i riconoscimenti dei corpi ormai violati dal tempo e dalla sepoltura nella nuda terra, ma più di tutto raccontano delle donne e dei parenti che a mani nude quel terreno smuovevano per riabbracciare, per rivedere, per riavere i corpi di chi avevano amato, di chi amavano.
I nostri morti. Walter Rossi, 19 anni. Ugo Amedeo Salvitto, 20 anni. Andreino Bandinelli, 20 anni. Domenico Cantaluppi, 20 anni. Giovanni Cavaletto, 20 anni. Adolfo Massa, 20 anni. Bruno Barison, 21 anni. Alessandro Cerrina, 21 anni. Luigi Fiscon, 21 anni. Gennaro Loffredo, 21 anni. Luigi Pozzati, 21 anni. Giuseppe Agnello, 22 anni. Giovanni Bena, 22 anni. Giuseppe Garbagnati, 22 anni. Giuseppe Motta, 22 anni. Luigi Nino, 22 anni. Giuseppe Paiola, 22 anni. Pietro Castellano, 23 anni. Vincenzo Longhi, 24 anni. Angelo Caucino, 25 anni. Ettore Dall’Omo, 25 anni. Mario Tessaris, 25 anni. Domenico De Marchi, 27 anni. Luigi Banchieri, 31 anni. Alessandro Inselvini, 31 anni. Pietro Durando, 37 anni. Alfredo Lombardi, 44 anni.

