E c'erano italiani che a Sarajevo uccidevano per sport
I giudici di Milano hanno individuato i primi nomi dei "cecchini turistici" che andavano ad ammazzare persone nella ex-Jugoslavia
Come si fa a fare una cosa del genere? Come si fa a diventare una persona che ammazza per sport un’altra persona?
Come può essere che si smette il venerdì di lavorare e si parte per Sarajevo per andare a giocare al cecchino? “Tiratori turistici” li chiamano negli incartamenti i procuratori di Milano, che su questo stanno indagando e quattro nomi li hanno già individuati.
Hannah Arendt quando scriveva di “banalità del male” non intendeva questa cosa qua. Intendeva i burocrati di un genocidio. Quelli che ammazzano per dovere, perché è stato così stabilito.
Ma i “tiratori turistici” con la “banalità del male” non c’entrano nulla. Non c’è inqualificabile ideologia alle spalle, non c’è assurdo disegno politico-rivoluzionario: ci sono degli uomini che vanno a uccidere donne, uomini, ragazzini, per noia.
E non accade oggi, che la società è andata a rotoli, che i valori sono scivolati nell’indefinito, che ci siamo un po’ persi via: no, accadeva trent’anni fa, quando ancora ci pensavamo umani.
Quel che stupisce è che non era neppure un gioco per ricchi. Neppure l’esigenza di chissà quale struttura logistica. Neppure l’esigenza di identità secretate. Neppure frontiere da passare sotto falso nome. Tutto alla luce del sole. Tant’è che certi nomi erano già in taluni faldoni dei servizi segreti, i nostri.
Quattro campanelli sono suonati. Quattro porte si sono aperte. Quattro avvisi di garanzia sarebbero stati consegnati a dei vecchi, degli anziani ottantenni che raccontavano questa loro “marachella di sangue” giocando a tressette al bar.
Persone cui il destino ha regalato una lunga vita, quella che loro ad altri non hanno permesso.
E siccome sono dei vecchi. Siccome saranno sicuramente malati. Siccome il processo sarà lungo. Siccome il carcere sarà incompatibile con l’età dei condannati. Siccome non confesseranno mai. Siccome non chiederanno scusa.
Siccome questi e tanti altri motivi gli eviteranno la giusta pena, non avremo mai risposta alla domanda: «Come si fa a diventare una persona che ammazza per sport un’altra persona?». Non avremo quindi antidoto, ma solo anestesia. Solo vergogna per gli esseri umani così disumani.




Continua la galleria degli orrori. Allora orrore per orrore, li metterei in una gabbia su di un carro e in giro per l’Italia, nudi e chi vuole gli può sputare. E non sarebbe ancora fatta giustizia.