Dramma al Domenico Chiodo di La Spezia
Accoltellato a scuola, muore: vane le ore di sala operatoria per salvarlo
Qualcuno scriverà “uno studente ha pugnalato un altro studente”, ma la realtà anagrafica ci dice che un uomo di diciotto anni ha accoltellato e ucciso un uomo di diciannove anni.
La sola eccezione, purtroppo, rispetto a fatti analoghi è l’epilogo: è la morte dell’aggredito. Invece, non è ormai più un’eccezione che un coltello sia stato usato in una scuola, in questo caso il professionale Domenico Chiodo di La Spezia.
È un istituto dove si entra ragazzini e si esce manovali da cantiere navale. È una di quelle realtà educative che piacciono tanto a chi ritiene che imparare debba essere soprattutto formazione al lavoro. Anzi che debba essere sostanzialmente formazione al lavoro.
Via insomma tutti quegli orpelli, quei libri, quegli insegnamenti, che non sono indispensabili per diventare un “buon lavoratore”.
Da quella scuola l’uomo che ha sferrato il colpo mortale stava per uscire diplomato, insomma il percorso didattico-educativo era sostanzialmente terminato. Detto diversamente: quel che doveva imparare, lo aveva imparato.
Ed è in ragione di questo che qualche domanda sull’efficacia del percorso scolastico a lui proposto ce la dovremmo fare.
Perché, senza cercar di distribuire colpe, in questo caso il fallimento è drammaticamente eclatante. E sinceramente non credo che sia un fallimento di un qualche insegnante, ma il fallimento di un sistema.
A dirlo non sono io, sono i coltelli. Quelli da cucina, quelli a serramanico, quelli più vari che girano e girano parecchio tra i banchi delle nostre scuole.
È un modello che sta diventando imperante e che culturalmente non riusciamo a contrastare. Non accade esclusivamente al Chiodo di La Spezia, accade in tutta Italia.
È di questi giorni l’annuncio di una scontata ulteriore deriva securitaria di volontà governativa, che pensa di arginare eventi come questo con un elettoralmente vendibile stato di polizia.
Strategia che non tiene conto di un fatto, cioè a dire che i coltelli girano soprattutto nei contesti culturalmente e socialmente più fragili. Insomma che nei licei classici e scientifici non se ne trovano molti: all’università non se ne trovano affatto.
C’è già chi auspica metal detector di statunitense memoria all’ingresso delle nostre scuole, incuranti del fatto che rendere le aule dei saloon western dove per entrare bisogna lasciar fuori le armi, non risolve il problema, lo sposta solo: insomma ci si potrà accoltellare solo all’uscita, solo dopo l’ultima campanella.



