Poveretta… non ce la fa proprio. Giorgia ha questo braccio teso che ogni tanto romanamente le parte.
Pavlovianamente: si dice di questi movimenti incontrollati, radicati e dettati dal subconscio, dal DNA e noi sappiamo Giorgia Meloni che DNA ha.
Questa volta la maschera, che copre la sua anima nera, le è caduta durante un’intervista al New York Times.
Il giornalista Roger Cohen l’ha punzecchiata sul fascismo e Meloni, testuale, così ha risposto: «Chiaramente, se guardiamo a questa storia oggi, è una cosa. Se ci fossimo trovati in mezzo a essa, probabilmente l’avremmo vista diversamente, no?».
Purtroppo per Giorgia Meloni e per fortuna per noi che viviamo nella Repubblica Italiana ci fu chi percepì il fascismo come la dittatura che era e che cacciò e giustamente giustiziò Mussolini: erano i partigiani, i patrioti, i resistenti, i liberatori, gli autori della nostra Costituzione necessariamente e orgogliosamente antifascista.
Non esistono e nella nostra Italia liberata non devono esistere, punti di vista revisionisti sul Ventennio e sulla dittatura sanguinaria del Duce, sterminatore di italiani, alleato dei nazisti.
I conti con quegli strabici che il fascismo, per quel che davvero era, non vedevano, sono stati chiusi a Milano, a Piazzale Loreto, nell’aprile di 81 anni fa.
Lo rammentino i nipoti reali, quelli putativi e quelli politici di chi, approfittando della troppo generosa amnistia togliattiana, trovò rifugio nelle fogne della Storia.
Salvo ora dalle fogne riaffacciarsi nostalgico, dando ragione al comunista Antonio Gramsci che, molto prima di essere dal carcere fascista ucciso, sconsolato l’11 marzo del 1921 scriveva su Ordine Nuovo: “la Storia insegna, ma non ha scolari”. .. e - tocca oggi tristemente aggiungere - neppure una scolara di nome Giorgia e di cognome Meloni, è evidente.


