Ogni mandato di arresto per il genocida Benjamin Netanyahu è una buona notizia.
Che a quello per crimini di guerra e crimini contro l’umanità della Corte Penale Internazionale, si sia ora aggiunto quello per pirateria ovvero per l’assalto delle imbarcazioni della Sumud Flotilla è quindi solo un motivo di vero giubilo.
Nessuna illusione c’è ovviamente sul fatto che Netanyahu finisca davvero sul banco degli imputati in un processo o dietro le sbarre di una prigione.
Tanto più finché i suoi amichetti, tra cui Donald Trump e financo Giorgia Meloni, saranno al potere e quindi potranno continuare a proteggerlo e contribuire a evitargli di rispondere dei suoi crimini.
Ciò detto non può non creare imbarazzo che a chiederne l’arresto sia la Turchia di Erdogan, che pur non essendo un criminale di pari rango di Netanyahu, sempre criminale e per di più dittatore è.
Mario Draghi, proprio riferendosi al Rais di Ankara, disse che con gli autocrati tocca trattare. Non so se siamo in uno di quei casi nei quali il fine giustifica i mezzi.
Forse è così. L’importante però resta non dimenticare che un criminale non lava l’altro, cosa che storicamente non siamo nuovi a fare.
Lo abbiamo fatto anche recentissimamente: è di alcune settimane fa l’iniziativa dell’amministrazione Trump di concedere il nucleare, in evidente chiave anti iraniana, all’Arabia Saudita.
L’Arabia Saudita del criminale sanguinario Bin Salman… e nessuno ha detto nulla… e nessuno ha avvertito il pericolo.


