200 morti in Congo per i nostri smartphone
Strage in una miniera congolese, muoiono 200 schiavi
I 200 morti nella miniera di Rubaya, nell’est della Repubblica Democratica del Congo ci riguarda molto da vicino, ma ciononostante la notizia della loro morte non scavalcherà verosimilmente le più assurde nostre cagate.
Il perché questa strage ci riguardi è per una questione materiale e l’avete anche in questo momento in mano. La miniera è una miniera di coltan, che poi sarebbero due minerali ovvero il niobio e il tantalio.
Che poi, in buona sostanza, sarebbero i microcondensatori che permettono ai nostri fighissimi smartphone, tablet e computer di essere così leggeri eppure così performanti. Senza coltan sarebbero molto più grandi e decisamente più pesanti.
Il Congo di coltan ha l’80 per cento delle riserve mondiali. Roba da essere uno dei paesi più ricchi sulla Terra e invece è stabilmente tra i dieci più poveri del nostro pianeta, con un PIL procapite che neppure raggiunge i mille dollari l’anno.
Ma torniamo al coltan: valore di mercato, al chilo, se grezzo un centinaio di dollari, se raffinato cinque volte tanto.
Perché dico al chilo? Perché il chilo è la quantità che, quando va di culo, un minatore riesce a raccogliere in un giorno.
In Congo non c’è la paga mensile, c’è il cottimo puro. Tanto raccogli, tanto ti viene pagato. Ai minatori congolesi un chilo di coltan viene pagato in media tra l’uno e i tre dollari al chilo.
In 200 sono morti per un dollaro. Tanto valeva la loro vita al giorno. Se era un giorno buono. Non sappiamo se dentro i nostri smartphone ci sia un micro-componente costruito grazie al loro lavoro. Non credo sia possibile saperlo con esattezza neppure volendo.
Però potremmo, almeno per oggi, fingere che sia così e, almeno per un giorno, potremmo fingere che ce ne freghi qualcosa.



